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BORSE LAVORO ENPAP? PARLIAMONE

L’attuale maggioranza ha annunciato una nuova misura “assistenziale” così la definiscono perché per la sua attuazione verranno stanziati soldi derivanti dal contributo integrativo dedicato all’assistenza.

Sarebbe meglio considerarla invece una vera e propria politica attiva del lavoro(viene considerata tale anche da qualcuno di AP).

Ma tra le finalità istituzionali dell’Ente (stabilite dall’art. 3 dello statuto) non sono certo presenti le politiche attive o la formazione.

Ben inteso che noi riteniamo necessario per la categoria che le istituzioni, ENPAP compresa si occupino oggi di tale attività, ma non è l’Ente in sé il contenitore corretto, né è corretto mascherarla da misura assistenziale.

Più corretto invece che se ne occupi un ente terzo, una Fondazione che abbia questo specifico mandato (affiancato da una serie di attività collaterali che vanno dalla formazione alla raccolta di occasioni lavorative in un unico contenitore cui gli psicologi possano rivolgersi) e che sia costituita dai vari stakeholders: Ordini, CNOP, Accademia, Società scientifiche, Scuole di formazione in Psicoterapia, Associazioni professionali, sindacati.

In ogni caso valutiamo che questa specifica misura non solo esuli dal mandato, masia potenzialmente controproducente per una serie di motivi:

  • Proporre prestazioni gratuite per il committente (istituzione, cooperativa o associazione che sia), crea precedenti e aspettative nelle stesse di lavoro gratuito da parte della categoria, lo abbiamo già visto succedere con le borse lavoro tradizionali dei tirocini extracurriculari (rivolti principalmente a giovani o disoccupati poco qualificati, vietate per le professioni ordinistiche), che hanno portato a storture ed abusi da parte delle aziende utilizzatrici, con il tentativo continuo del legislatore di porre rimedio.


Altro sarebbe se l’istituzione o l’azienda che usufruisce di tale prestazione fosse poi vincolata ad una assunzione o almeno ad un contratto annuale a proprie spese, ma questo non è possibile, per cui non se ne rileva la reale utilità sul lungo periodo per gli stessi psicologi beneficiari.

  • C’è inoltre una questione più generale di immagine, una categoria che si paga da sola pur di lavorare e che offre alla società prestazioni gratuite è ben lontana dall’immagine delle professioni che hanno voce in capitolo nei tavoli dei decisori politici e che siedono alla pari laddove si decide quale sia il fabbisogno della società rispetto a tali professioni.
  • Rischia di innescare una “guerra tra poveri” pur all’interno di un quadro di accordi nulla vieta che progetti simili siano presentati alla stessa istituzione da qualcuno che per tali progetti si farebbe pagare (o già si fa pagare magari con fondi europei) e che si vede usurpare il posto dal collega che si offre gratuitamente (salvo che siamo noi stessi a pagare il collega, o per sottilizzare sono i nostri pazienti attraverso il 2% che versano per il nostro contributo integrativo pensato per coprire le spese delle nostre misure di assistenza).


Vogliamo sottolineare infine una questione più trasversale.

Come vengono rilevati i bisogni della categoria? Ci si basa su dei dati o funzionache al gruppo dirigente viene in mente che la misura X che potrebbe andare incontro al bisogno Y e che tale gruppo ritiene rilevante?La sensazione è che la modalità di lavoro sia la seconda.

Ebbene vorremmo dire che ci possono essere modalità diverse.

Le misure di assistenza potrebbero infatti essere introdotte non sulla base diun’idea del gruppo dirigente di turno, ma sulla base di una seria analisi dei bisogniche vada a fotografare gli iscritti individuando i reali bisogni emergenti,quantificandoli.

Naturalmente ognuno di noi ha delle idee sulle misure più o meno urgenti daproporre, noi ipotizziamo per esempio che ci siano dei pensionati per i qualil’adeguamento al minimo della pensione sia una misura strettamente necessaria,ma non ci verrebbe in mente di introdurre questa misura senza aver prima fattouna rilevazione seria in tal senso che vada a verificare la nostra ipotesi.

Proporre un bando e sulla sulla sola base degli aderenti dire che è stato un buonbando, significa navigare a vista e congratularsi con se stessi se le cose vannobene.

Ma un ente che gestisce milioni di euro di tutti noi, può permettersi nel 2021 di navigare a vista o sarebbe il momento di introdurre una bussola?

Proviamo ad entrare nel concreto a partire proprio dalle indagini (pur datate) che ENPAP propone: DEMOGRAFIA, REDDITI E TREND DEGLI PSICOLOGI ITALIANI ebbene siamo certi che quella proposta sia la reale fotografia degli iscritti dell’epoca? O potrebbe trattarsi di dati parziali?

Ogni indagine e noi psicologi lo sappiamo bene, risente fortemente dei dati che si è scelto di analizzare, in questo caso i dati reddituali riguardano il solo reddito libero professionale, con il risultato per esempio che un dirigente asl o un docente universitario con un reddito poniamo di 50.000 euro annui ed un reddito libero professionale di 10.000 risulterebbe tra coloro che hanno un reddito di 10.000euro (situazione molto distante da quella reale) insieme a chi con la sola libera professione ha un reddito di 10.000 euro.

Lo stesso dicasi per le colleghe ed i colleghi la cui professione prevalente è l’insegnamento o per tutti coloro che lavorano (spesso sfruttati e sottopagati)nelle cooperative.

Naturalmente i dati inseriti dall’ENPAP sono più semplici da reperire, sono quelli che noi mandiamo obbligatoriamente ogni anno e sulla base dei quali paghiamo i contributi.

Fare una fotografia reale richiederebbe invece di ricorrere alla buona volontà dei colleghi che dovrebbero spontaneamente decidere di partecipare ad una analisi dei bisogni che preveda di dichiarare il totale dei propri redditi piuttosto che il proprio ISEE (inteso come il numero finale che risulta dal calcolo e non l’intero documento).

Tuttavia io credo nella buona volontà dei colleghi e nel fatto che studiando una formula che garantisca l’anonimato sarebbero in molti a fornire tali dati che permetterebbero di produrre una diversa fotografia, maggiormente aderente alla realtà e conseguentemente di pensare a misure assistenziali più specifiche e fondate sui dati piuttosto che sulle ipotesi.

A fronte dei dati così calcolati risulta tra l’altro assai complesso il confronto reale con le altre professioni appartenenti ad ADEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati) che più spesso di noi vivono della sola libera professione.

Scritto da Lorena Ferrero e Jessica Ciofi

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