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ELEZIONI, NARRAZIONI E SOGNI – Parliamo di AUPI, di Altrapsicologia ed anche di noi. Previdenza & Solidarietà 

Siamo ormai entrati nel pieno della campagna elettorale per le prossime elezioni ENPAP, le liste che si presenteranno oltre a quella in cui mi candido che è Previdenza & Solidarietà, saranno almeno altre due: Altrapsicologia e una lista promossa da AUPI di cui ancora poco si conosce.
Al di là delle idee di gestione dell’ENPAP, delle politiche da promuovere, del come investire i soldi degli iscritti su cui ancora il confronto è latente, emergono però alcune narrazioni relative ai contendenti e alcune modalità tipiche di ogni lista.

La Narrazione di AP
AltraPsicologia continua a presentarsi come l’Associazione che rappresenta i “giovani”, i nuovi iscritti che hanno bisogno di competenze spendibili, di servizi pronta cassa, di istruzioni semplici e immediate che si danno attraverso i social, i video, le immagini.
Investe molto sulla comunicazione, usa immagini curate, di squadra, punta tutto sulle competenze, non perdendo l’occasione per sottolineare che loro sì che hanno le competenze, quelle vere, che riguardano l’economia e la comunicazione, loro sì che conoscono le vere esigenze della categoria che non è più quella della 56/89, non è più quella degli psicologi del servizio pubblico e dei clinici, ma è assai più variegata e proprio perché loro lo sanno sono i più adatti a guidare le istituzioni della professione.
Per loro l’AUPI è costituita da dipendenti pubblici che fanno solo i loro interessi, vecchi non in grado di comprendere le esigenze delle nuove generazioni di cui non comprendono neanche i linguaggi tanto da essere persino poco presenti sui social.
Enpap per loro è un Ente che deve gestire bene i soldi mettendoli a frutto, erogare servizi di welfare (non troppi) ed erogare le pensioni nei limiti di quanto la legge consente, se tali pensioni sono basse è colpa del sistema non certo loro che sono bravissimi ad amministrare, del resto si sa che chi ha la pensione bassa se la merita perché non ha versato abbastanza e probabilmente ha fatto molto nero.

Per loro, Noi siamo una specie di Armata Brancaleone, incompetenti, senza una una storia, assemblati in modo improbabile, meteore che si fanno vedere solo in occasione delle elezioni, e proponiamo soluzioni miracolistiche facendo una propaganda demagogica e populista.

La Narrazione di Aupi
Aupi è il Sindacato con tutto il portato che questa immagine può evocare, Aupi rappresenta la saggezza della professione, sono quelli che la professione l’hanno costruita, che si sono battuti per avere l’Ordine a beneficio di tutti noi, sono quelli che hanno fatto le lotte per ottenere di essere una professione sanitaria e dunque seria, una professione di serie A.
Aupi si è battuta perché la psicologia fosse pubblica, perché se è una cosa seria e lo è, deve essere una cosa pubblica.
Loro sono i detentori della serietà della professione e una professione seria oltre che essere pubblica deve essere anche basata sul modello medico: laurea-tirocinio-specializzazzione, non si scappa, perchè, diciamocelo, cosa pensano di saper fare questi ragazzini che non hanno il senso del sacrificio, dell’impegno, della visione di lungo periodo, questi ragazzini che magari non hanno neanche fatto una scuola di specializzazione e pretendono persino di lavorare.
Aupi vede AltraPsicologia come il non plus ultra dei ragazzini arroganti e spocchiosi che scambiano le quattro nozioni imparate all’università per una formazione vera e pretendono dall’alto del loro egocentrismo infantile di cui sono prigionieri, di occupare posizioni di potere che ottengono sullabase di un consenso superficiale e non radicato nella tradizione.
Loro ci guardano con perplessità e rispetto, perché tra avversari seri ci si rispetta, ma ci vedono come portatori di disordine e anarchia, troppe anime diverse che si fondono, liberi professionisti, psicologi che non si occupano di clinica ma di sport, di marketing… troppa confusione e grande distanza da quel bel modello ordinato e sanitario fatto di contratti collettivi e di LEA.

La narrazione di Previdenza e Solidarietà
Chi siamo noi?
Noi siamo quelli a cui non piacciono le etichette, siamo quelli che hanno anni di politica professionale alle spalle fatta spesso stando all’opposizione rispetto ad AUPI e AP, siamo quelli a cui le modalità di queste associazioni, prima ancora dei programmi politici stanno strette.
Siamo quelli che ambiziosamente sperano di rappresentare le varie anime della categoria, siamo liberi professionisti, siamo collaboratori occasionali, siamo pensionati, siamo docenti universitari, siamo docenti di scuole di specializzazione, siamo eterni studenti perché le competenze le abbiamo ma siamo consapevoli che non sono mai abbastanza ed occorre l’umiltà di apprenderne continuamente di nuove.
Siamo quelli che pensano che fare squadra sia fondamentale ma che in ogni squadra vadano valorizzate le differenze perché le differenze sono una ricchezza.
Siamo quelli che il più giovane di noi ha 33 anni e ci insegna come si comunica sui social e il più vecchio ha visto nascere l’Ordine e disquisito sulla stesura del codice deontologico.
Siamo quelli che hanno a cuore i giovani ed il loro presente, ma hanno a cuore anche i pensionati cui come categoria dobbiamo consentire una sopravvivenza dignitosa perché ogni grande famiglia si fa carico dei membri più deboli che spesso sono i giovani e gli anziani.
Siamo soprattutto donne perché la nostra categoria è costituita prevalentemente da donne, siamo professionisti e professioniste giovani alle prese con l’avvio della professione, maturi e mature alle prese con il dovere di conciliare il lavoro con la famiglia, lo studio e magari anche qualche divertimento; siamo attempati e attempate in procinto o in pensione alle prese con tutti i cambiamenti che questo comporta.
Vediamo AP come un’associazione ricca di professionisti con tante competenze tra cui non spiccano quelle relazionali, empatiche e di ascolto. Vediamo Aupi come un’associazione fondamentale per la categoria, ma talvolta ingessata in alcune posizioni che non risultano evolutive.
Questa naturalmente è la mia narrazione, frutto dei colloqui con i colleghi, degli scambi su facebook e infine della mia lettura della realtà che risente evidentemente dei miei pregiudizi, dei miei dubbi, delle mie esperienze.

Veniamo ora ai sogni:
Sogno una campagna elettorale in cui ognuno rinunci ad un pezzettino del proprio narcisismo, alla smania di vincere ogni piccola battaglia, al bisogno continuo di misurarsi, aggredirsi, squalificarsi.
Una campagna in cui si possa discutere di obiettivi e programmi, una campagna con un tocco di femminilità, in cui si possa abbassare il tono del conflitto, in cui si possa cercare nelle posizioni degli avversari degli spunti di riflessione e miglioramento, una campagna tesa a collaborare tra colleghi a creare un futuro migliore per questa nostra bella professione.
Non sarebbe forse già questa una rivoluzione in sé?

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