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ENPAP: Contributo in conto interessi su mutui ipotecari. Chi sono i veri beneficiari?

Là per là, quando ho letto la notizia del bando CONTRIBUTO IN CONTO INTERESSI SU MUTUI IPOTECARI ho pensato che fosse un’ottima cosa e non ho ritenuto necessario approfondire.

Poi ricevo una mail da una collega :

Ciao Rolando, grazie per l’augurio e buona estate anche a te. Prima però volevo dirti una cosa : vedo che è stato molto pubblicizzato il bando dell Enpap sugli interessi del mutuo prima casa. Inizialmente ho trovato fosse un’idea generosa e grandiosa da parte della nostra cassa, soprattutto di questi tempi. Faccio tutti i documenti necessari, isee compreso, e solo dopo mi soffermo su un particolare che evidentemente inconsciamente non avevo attenzionato. Il contributo non può superare il contributo integrativo dell’anno precedente alla richiesta, cioè 89€! Ma stiamo scherzando??

Vado a controllare.

In effetti il contributo viene erogato Con alcune limitazioni: il contributo non potrà superare l’ammontare di contributo integrativo versato nell’anno precedente a quello di riferimento del bando e comunque con un tetto di 1000 euro per anno.

A questo punto occorre riflettere. A chi è veramente destinato il contributo?

Vediamo.

Per una analisi corretta è necessario scaricarsi l’Ebook DEMOGRAFIA E REDDITI DEGLI PSICOLOGI NEL 2018

Dotato del prezioso strumento posso cominciare a sviluppare qualche pensiero.

  1. E’ ragionevole ritenere che i colleghi interessati a questa iniziativa siano i colleghi più giovani, diciamo in una fascia di età compresa tra i 25 ed i 45 anni (è in quella fascia di età infatti che di norma si pensa all’acquisto della prima casa o dello studio)
  2. il nostro Ebook ci dice che i colleghi in tale fascia di età sono poco più del 60% del totale degli iscritti attivi.
  3. Sempre il nostro Ebook ci dice che la media del reddito in quella fascia di età è di circa 12.000 euro annui. Dunque il contributo integrativo medio sarà di 240 euro annui.
  4. Ne consegue che il contributo di cui tali colleghi potranno beneficiare sarà mediamente di 240 euro l’anno (a fronte dei 1000 euro stabiliti come tetto massimo). La situazione peggiora notevolmente per i colleghi di età compresa tra i 25 ed i 35 anni che potranno al massimo arrivare ad ottenere un contributo medio di 140 euro.

Ok. Si dirà. Comunque meglio che niente. Vero.

Però si impongono tre ulteriori riflessioni.

La prima riguarda il fatto che i conti su riportati sono basati su statistiche, su dati aggregati. In realtà ci saranno bene colleghi di età compresa tra i 25 ed i 45 anni con un reddito uguale o superiore a 50000 euro annui. Questi colleghi avranno diritto a un contributo nella misura massima, 1000 euro. Ciò vuol dire per la logica statistica che al contrario ci saranno anche colleghi con un reddito di 4000 euro annui che (magari aiutati dalla famiglia di origine o dal partner) tenteranno di di comprarsi una prima casa ed avranno diritto ad un contributo di 80 euro annui.

La seconda riflessione concerne il domandarsi chi siano i colleghi tra i 25 ed i 45 anni con un reddito uguale o superiore a 50000 euro annui. Di sicuro qualche psicoterapeuta bene avviato, qualche psicologo del lavoro o dello sport con una buona clientela. Ma di questo gruppo fanno parte per certo tutti quei colleghi, che potremmo definire la nostra piccola “casta” politico professionale, che dirigono, percependo lauti compensi (meritati, per carità) gli Ordini o lo stesso ENPAP. E’ troppo fazioso pensare che la “casta professionale” si sia costruita uno strumento soprattutto a suo uso e consumo?

La terza riflessione riguarda i valori che ispirano la dirigenza ENPAP nel gestire il delicato comparto dell’assistenza. La comunità ha due problemi grandi. I giovani colleghi che faticano ad inserisrsi sul mercato e producono redditi troppo bassi (a suo tempo proposi senza successo di inserire un “prestito d’onore” al momento dell’iscrizione all’ENPAP da non corrispondere all’iscritto ma da caricare immediatamente sul suo montante contributivo per far sì che nel tempo questo potesse incrementarsi in modo appropriato). Il secondo problema grande è costituito dalle pensioni non dignitose (si parla anche di 80 euro al mese) degli attuali pensionati. Da tempo sto occupandomi anche di questa tristezza e credo che con un uso assennato del contributo integrativo potremmo perseguire l’obiettivo di adeguare le pensioni minime a quello che è la pensione sociale (520 euro mensili circa). Ma l’ENPAP non sembra nelle sue decisioni ispirarsi a questi principi solidaristici. Preferisce, anche nell’assistenza la logica meramente contributiva e dunque alla fine finisce per privilegiare chi già ha a discapito di chi tra i colleghi è più debole.

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